Arriva ZotPad

Zotero era già stato citato in due interventi. Enrico Francese, da poco Mendeley Advisor, ricordava che in casa Zotero avevano negato di volere realizzare un programma per computer. Si sono smentiti tempo fa ed ora, oramai disinibiti, hanno pure realizzato una versione per iPad. Costa 4,99€ (occupa 1,2MB) e si trova qui.

L’applicazione, per il momento, non offre una piena capacità di azione: permette di leggere documenti (pdf, rtf, txt, csv, diversi tipi di immagini, documenti di Office e di iWork), che vengono scaricati sull’iPad (e sono quindi poi leggibili anche senza connessione). Non viene consentito, invece, di creare o modificare dei dati.

Una notizia breve (scoperta grazie a iGénération ed Anthony Nelzin) che mi ricorda, se ve ne fosse bisogno, che un articolo su Storie dell’arte aspetta una mia risposta

Correzione: puntuale, Sergio mi ha fatto notare che non si tratta di un’applicazione ufficiale, e questo mi ha dato modo di notare le altre soluzioni per usare Zotero su i vari Cosi, che sono segnalate su Zotero.org

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Anagrafe dei bit: nominare il materiale bibliografico

Trovare è possibile. Se ad esempio cercate un articolo o anche un libro, potete trovarlo nella biblioteca digitale dell’INHA; scaricarlo tramire Persée (se è tratto da La Revue de l’Art, per esempio; scoprirlo su Revues.org o su Gallica, della Bibliothèque nationale de France. Se siete disposti a pagare o se qualcuno lo fa per voi, potete pure servirvi di JSTOR o del British Newspaper Archive, nuovo e presentato da Anthony. Trovare sembra, più che possibile, proprio facile, visto che è anche possibile recarsi fisicamente in una biblioteca, consultare i testi necessari e talvolta portarli pure via, prendendo appunti quando e quanto più conviene.

E poi? Come per le fotografie, bisogna porsi la domanda di che nomi dare ai documenti che, tutti questi ritrovamenti hanno generato! E la risposta è tanto più importante che, dopo avere trovato, troppo facile è perdere i reperti nei meandri di un disco fisso non organizzato a dovere.

La soluzione cui sono approdato è semplice ed adotta sempre la stessa formula COGNOME AUTORE ANNO – Titolo del testo, che si tratti di un libro (BLUNT 1954 – The Drawings of G.B. Castiglione & Stefano della Bella, in the Collection of Her Majesty the Queen at Windsor Castle), di un articolo (MASSAR 1968 – Presenting Stefano della Bella), di un catalogo di mostra (BJUSTRÖM, LOISEL, PILLIOD 2002 – Drawings in Swedish Italian Drawings, Florence, Siena, Modena, Bologna), o di atti di un convegno (RABEYROLLES-DESTAILLEUR 2006 – Hyppolite Destailleur (1822-1893)- architecte-collectionneur).
È tra l’altro questa stessa formula ad aprire il documento in caso si tratti di qualcosa che ho prodotto io stesso, di appunti presi da me, e la formula è poi seguita dal riferimento bibliografico completo del testo in questione. Completo, sì, perché è proprio al riferimento bibliografico abbreviato, all’americana che si rifà la formula che ho scelto, ma arricchita dal titolo del contributo, perché gli elementi che lo distinguono ed identificano siano di più e più evidenti.
Riproporre all’inizio di un documento il riferimento bibliografico completo di quello che segue permette, in caso sia necessario, di potere copiare rapidamente l’indicazione per riutilizzarla là dove serve (se non si usano dei programmi, per gestire la bibliografia).

Una soluzione semplice, che mi soddisfa. Quasi. Il problema non è tanto il fatto che non sia possibile, nei nomi dei documenti di Mac OS X, inserire i due punti (che andrebbero messi dopo le date di Destailleur, nel contributo segnalato sopra) e che ho deciso di sostituire con un trattino, quanto che non so come inserire delle parole chiave: voglio che siano nel titolo del documento e non nei metadati, affinché siano validi anche al di fuori del sistema operativo che uso al momento (una biblioteca si costruisce per la vita!). Avevo pensato, per un momento, di inserirle tra parentesi quadre, dopo il titolo, con abbreviazioni, se possibile: [SBD] per Stefano della Bella, [LL] per Lorenzo Lotto, [Rosso] per Giovanbattista Romolo di Jacopo di Guasparre, Rosso Fiorentino (e non dite che Rosso non è un’abbreviazione!) e via dicendo. Una soluzione che non mi ha convinto: in caso della Bella e Lotto siano nello stesso documento, dovrei scrivere [LL, SDB] o [LL][SDB]? Solo il secondo caso, infatti, mi garantisce la possibilità di potere ritrovare tutta la bibliografia di Lotto che ho cercando [LL] (e quindi di creare delle cartelle intelligenti con questo criterio). Oppure dovrei ispirarmi a Twitter ed adottare il diesis, #LL#SDB?

Ricevo consigli ed idee con piacere: ancora mi interrogo, al riguardo la soluzione che mi piaccia ancora non l’ho trovata.

Spostare bit, senza e-pistole

Qualche giorno fa ho visitato il Gabinetto dei disegni del Musée des beaux-arts et d’archélogie Besançon che conserva un numero ragguardevole di opere: fra tante, per mia fè, v’è qualche cosa anche per me. Le caratteristiche del luogo sono la temperatura (bassa!) della sala studio, la grande cortesia di Ghislaine Courtet, documentaliste1, e la postura atipica del museo nei confronti delle fotografie. Non ostante alcune piacevoli sorprese, tra gli altri il Metropolitan Museum, le fotografie delle opere vengono viste come un capitale da difendere piuttosto che una risorsa da offrire. Da Besançon, invece, ho ricevuto alcuni mesi fa, le fotografie delle opere che mi interessavano, ad alta definizione: 359 Mb in tutto.

Considerato che si tratta di dimensioni che escludono la possibilità di utilizzare la posta elettronica (che di solito limita ad una o due decine di Mb la taglia degli allegati) mi è parso (sì, è da tempo, alcuni mesi, appunto, che questo pezzo giace nel mio archivio in attesa di essere portato a termine) che si trattasse di un’occasione utile per parlare delle opzioni per il trasferimento dei documenti informatici. Sicuramente un gran numero degli scambi di questo tipo avvengono ancora oggi per via e-pistolare (posta elettronica, appunto), eppure sono ormai presenti degli strumenti più efficaci allo scopo. Se questo resta ancora per molti lo strumento più immediato, esistono in effetti diversi punti a sfavore di questa soluzione: una situazione perfettamente riassunta in questa vignetta e nel suo commento celato.

Spedire documenti può essere complicato
Dal ben riconoscibile xkcd.

Prima di esporre alcune soluzioni alla questione, volevo segnalare perché, anche quando è possibile, usare la posta elettronica è ricorrere ad uno strumento non perfettamente adatto e con effetti collaterali sgradevoli. Quando, tramite una connessione internet, accedete alla vostra casella di posta, state interrogando un computer, un server di posta, perennemente acceso perché, in qualunque momento lo vogliate, quest’operazione, semplicissima, sia possibile. Non è tuttavia su un solo supporto che sono custoditi i vostri dati: se così fosse, quando il disco fisso su cui sono stati salvati si romperà (succederà, è solo una questione di tempo, e vale anche per il disco fisso del vostro computer: pensate prima di allora a salvaguardare i vostri dati), la vostra posta elettronica sarebbe irrimediabilmente persa. Per evitare questo, è su multipli supporti che vengono conservati i vostri dati (ed è così che ciascuno dovrebbe fare con i dati che non vuole perdere). È così che, moltiplicando le necessità di ogni cliente per il numero di clienti, le società che lavorano in questo settore arrivano a costruire delle strutture imponenti, con un cospicuo numero di server, perennemente accesi, e sistemi di raffreddamento per permettere loro di funzionare al meglio: i centri dati, o data center.
I data center sono considerati tra i maggiori consumatori di energia al mondo: si calcola che tra il 2 ed il 4 percento dell’energia totale consumata ogni anno nel mondo vada ad alimentare i data center e le strutture dell’IT (Information Technology) in genere, tanto che l’elettricità sarebbe la principale voce di spesa di Google e che ogni cinque anni il consumo di energia elettrica raddoppierebbe: uno dei numerosi motivi per cui la corsa alle tecnologie tra le nuvole, il cloud computing, non mi piace punto.

Ora, posto che, seppure spesso il servizio di posta elettronica è gratuito, ha un costo per il nostro pianeta, diventa importante prenderne coscienza ed agire coscenziosamente: non facendo crescere inutilmente il volume dello spazio occupato, per esempio, cosa che rischia di accadere, invece, usando la posta elettronica per trasferire dei documenti.
Inviando per posta elettronica un documento ad un altro indirizzo, questo passa dal vostro computer (1) al vostro server di posta, un altro computer (2), da lì va al server di posta del destinatario (3) e, infine, al computer del destinatario (4). Al crescere della capienza delle caselle di posta elettronica, si è persa l’abitudine di cancellare i messaggi vecchi che vengono ormai conservati in maniera praticamente definitiva, il che significa che i computer 2 e 3 conserveranno il documento (come abbiamo detto, copiato su più supporti), spesso senza che ve ne siano né utilità né necessità, mentre almeno uno di questi due passaggi può essere eliminato.

Se tutti usassimo più consapevolmente internet, tanta parte del suo contenuto attuale verrebbe meno, e non sarebbe necessariamente una perdita grave: internet, nel 2005, pesava solo 50 grammi, ma consuma, parrebbe, 40 miliardi di Watt (120 se si contano, oltre ai serve, anche i computer semplicemente connessi alla rete), per non parlare dell’occupazione del suolo2.

Tra non molto, conto completare l’argomento segnalando alcune delle numerose soluzioni percorribili per spostare bit.


  1. Gratitudine a chi mi segnalerà la corretta traduzione italiana. ↩

  2. Analogamente, sarebbe importante una maggiore consapevolezza del costo umano e sociale delle materie prime alla base di quasi tutta la nostra tecnologia informatica. ↩

Apice in Pages

È un peccato che le scorciatoie da tastiera imparate in tanto tempo usando Pages non mi servano più con Mellel. In caso interessi qualcuno, comunque, l’apice in Pages, si può ottenere con cmd ctrl +, lo stesso comando che fa tornare con i piedi per terra i caratteri posti in apice.

C’è anche Il Maiuscoletto in Pages (ma non con una scorciatoia da tastiera).

Adattarsi a diverse norme redazionali

Io non ho la televisione in casa, per cui no, rispondo preventivamente, non ho appena visto Marzullo (e no, non è mio vicino di casa, per cui non l’ho visto fuori dalla televisione).Ciò non ostante avevo voglia di farmi una domanda, e provare a rispondermi da solo: ve ne faccio partecipi.

Tempo fa ho sentito di un programma di scrittura che gestisce le note in modo da poter applicare a scelta le norme redazionali, diverse, della rivista A oppure B. Ti dice nulla?

Sì e no, ma prima di vedere, una premessa: per note non faccio riferimento ad un elemento tipografico della pagina, ma ai riferimenti bibliografici (che sono indispensabili ad un qualsiasi discorso scientifico; uno spunto sulle note).

No

Non saprei dare un nome a questo programma, e, a meno che non si tratti di Word, che offre uno strumento per gestire la bibliografia, non penso esista.

Nel momento in cui si affida la gestione dei riferimenti bibliografici ad un programma esterno, e quindi non quello che si usa per scrivere (diversamente da quel che si chiedeva nella domanda), allora sì, ho dei nomi da fornire: Bookends, per esempio (ne abbiamo già parlato), o Zotero, libero e gratuito, BibTeX (non ho paura di dichiararmi assolutamente incompetente in materia, comunque è ovviamente gratuito, e più che libero direi… brado!), Endnote, Refworks (entrambi citati quando si parlava delle pecche dell’OPAC SBN). Non penso, però, che Mendeley lo faccia (Sergio mi dirà se ho detto una castroneria).

Un riferimento bibliografico, è fatto di ingredienti (nome, cognome, titolo, anno, editore, città, curatore, pagine, rivista, numero, anno, fascicolo, chi più ne ha, più ne metta) e di ricetta (la forma e l’ordine in cui sono citati gli elementi). Dando ad un gestore di riferimenti bibliografici le indicazioni di cui ha bisogno , poi è semplice cambiare dalle norme redazionali A a quelle B: basta dire al programma quale è la ricetta da utilizzare, lo stile bibliografico.

Ho già citato Léo Dumont a proposito di Bookends, torno a farlo, perché ha parlato di come aggiungere uno stile bibliografico a MacTeX (la presenza di TeX indica che si tratta di qualcosa di attinente alla famiglia LaTeX, ma per il resto nulla so), qui. Uno stile bibliografico, talvolta, è stato creato da qualcuno di così generoso, intelligente ed altruista, che lo condivide, qui, per esempio, dove si raccolgono degli stili (propri riviste) per Zotero.Idealmente, addirittura, una rivista potrebbe essere consapevole di quello che vuole, e fornire a chi contribuisce gli strumenti per adattarsi alle richieste: la redazione potrebbe fornire lo stile bibliografico richiesto! Ma temo di stare sognando: esistono casi del genere che voi sappiate?

Per chiunque…

Per chiunque sappia usare una tastiera e la voglia usare per scrivere di ricerche. Perché non serve più di questo per aprire un blog, posto che chi è qui sa aprire una pagina internet, altro requisito [fr] importante.

Si può usare, come me WordPress [it], oppure Blogger [it] offerto da Google, Tumblr [en], ottime soluzioni di certo. Il mio consiglio, però, è di aprire un blog qui [fr e en]. Perché? Perché non si tratta, come per gli altri, di soggetti commerciali generici, ma di un progetto di un laboratorio [fr] del CNRS (l’equivalente francese del CNR) rivolto specificamente agli studiosi. E benché nasca in Francia ed in francese, Hypothèses.org vuole essere una comunità (già 265 blog!) internazionale [fr, en]. Se volete aprire un blog forse è per confrontarvi con altri; per dare idee e ricevere commenti; per interrogare e attendere risposte; per aumentare entropia intellettuale e generare qualcosa di inatteso: farlo all’interno di una comunità scientifica è un’ottima premessa perché tutto ciò avvenga!

Su Hypothèses.org esistono già alcuni blog affini alla storia dell’arte (e lì sarebbe Zeriuno, se solo avessi saputo di questa possibilità, a suo tempo, ma inizio a riflettere alla possibilità di una migrazione dato che anche questa piattaforma sembra basata su WordPress), li segnalo alla fine dell’articolo.

Sì, ma… volete aprire un blog? Ho spiegato perché ho aperto il mio, e forse anche le parole dei colleghi di Storie dell’arte possono offrirvi degli spunti.

Avevamo bisogno di uno strumento di comunicazione più semplice, immediato e flessibile di una rivista on line. Sentiamo infatti molto forte l’urgenza di conciliare studio e comunicazione, potenzialità degli strumenti digitali per la ri­cerca, le cosiddette digital humanities, ed essere presenti in rete con il nostro punto di vista e la nostra formazione. Un’esigenza ancora più evidente da quando si discute, specie nel mondo anglosassone, di nuove prospettive della divulga­zione storico-artistica tra internet ed editoria digitale.

Non ho l’abilità d’un venditore porta a porta, ma forse tentennate già, forse vi ho convinti. In ogni caso sappiate che potete aprire il vostro blog su hypothèses.org dopo avere risposto a qualche semplice domanda in francese o in inglese. L’italiano manca ancora, forse verrà grazie a voi!

In qualunque lingua decidiate di scrivere, comunque, fatemelo sapere, perché vi segua e segnali i vostri blog!

Relire l’entre-deux-guerres : histoire des arts de 1919 à 1939 [fr]

Ce groupe, initié par François Robichon et Céline De Potter à l’Université Charles-de-Gaulle-Lille 3, a pour objectif de recenser les activités de recherche menées en France ou à l’étranger qui concernent l’histoire des arts de 1919 à 1939.

SIGALES [fr]

Société internationale de génétique artistique, littéraire et scientifique) est une Association loi de 1901, créée en 2009 pour regrouper tous ceux qui sont intéressés par les manuscrits modernes et, plus généralement, par l’étude des processus de création et de leurs archives.

ALKA, recherches en art contemporain, jeunesse et féminisme [fr]

Carnet de recherches du master 2 pro MTI de l’université Paris 13, axé sur la culture (arts, jeunesse, médiation) et la communication par le texte et l’image, et du sous-groupe de recherche ALKA (université Paris 13).

ARTOBS Le blog du groupe Art contemporain, Département recherche du C2RMF [fr]

L’art contemporain confronté aux phénomènes d’obsolescence technologique.1

Déjà là. Esthétique, art contemporain et numérique [fr]

Ce carnet de recherche examine comment les technologies, et plus précisément Internet et la révolution numérique, restructurent continuellement notre environnement sensible et intelligible […]

Études Italiennes [fr]

Ce carnet présente l’ensemble de l’activité scientifique, culturelle et pédagogique d’ELCI (Équipe de recherche Littérature et Culture Italiennes – EA 1496) et de l’UFR d’Italien et Roumain de l’Université Paris-Sorbonne.

Frontières du patrimoine: circulation des savoirs, des objets et œuvres d’art [fr]

Ce carnet de recherche restitue le contenu du séminaire Frontières du patrimoine, organisé depuis novembre 2009 au Centre de recherches interdisciplinaires sur l’Allemagne (CRIA-EHESS), par Nabila Oulebsir (CRIA-EHESS / Université de Poitiers), à laquelle se sont associés en novembre 2010, Dominique Poulot (Université Panthéon-Sorbonne) et Astrid Swenson (Brunel University, London), et puis en novembre 2011, Laurier Turgeon (Université Laval, Québec).

INTRU [fr]
Créée en 2008, la Jeune Equipe InTRu réunit des chercheurs issus de l’université, des musées et de différentes institutions publiques autour d’une réflexion historique et méthodologique sur les modèles de circulation, transfert et légitimation de la création (arts visuels, littérature, architecture), les processus de glissement d’un médium à un autre (arts visuels, musique, danse, architecture, littérature) et les principes hiérarchiques souvent implicites à la pratique traditionnelle de l’histoire de l’art (image/texte, culture de masse/beaux-arts, banal/exceptionnel).

Ed infine ho scoperto un blog fratello, L’observatoire critique. Etude des ressources numériques pour l’histoire de l’art [fr]
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L’observatoire critique se nourrit de la veille du Web qui concerne la discipline de l’histoire de l’art […]