iPhoto, una nota all’attenzione dei caparbi

Prima di scoprire le ignominiose pecche di iPhoto, sprizzavo fiducia nei confronti della vita e degli strumenti informatici. La biblioteca di iPhoto custodiva tutte le immagini che avevo acquisito per le mie ricerche, ed ad ogni tema di ricerca era dedicata una biblioteca: Stefano della Bella e Lotto avevano entrambi diritto ad un monolocale proprio, anzi ad un hôtel particulier, vista la mole dei dati. All’uopo, creavo una nuova biblioteca di iPhoto: all’avvio del programma bisogna premere alt, ed appare la schermata necessaria. Permette di scegliere tra diversi biblioteche o di crearne una nuova (e così funziona anche per iTunes, ma la quesitone non è pertinente).

In caso si usino più biblioteche fotografiche, al suo avvio iPhoto apre l’ultima aperta, ed analogamente si comportano iTunes ed altri elementi di Mac OS X: sarà l’ultima biblioteca ad essere sincronizzata su uno de i Cosi eventualmente connesso; sarà dall’ultimo insieme di fotografie che vorrà attingere il pannello delle preferenze Salvaschermo (ma una volta date le istruzioni, Salvaschermo vi si atterrà, indipendentemente dalle biblioteche aperte con iPhoto.
Che vogliate usare iPhoto facendogli ingurgitare il vostro archivio o no, queste indicazioni potrebbero tornare utili.

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