Spostare bit, senza e-pistole

Qualche giorno fa ho visitato il Gabinetto dei disegni del Musée des beaux-arts et d’archélogie Besançon che conserva un numero ragguardevole di opere: fra tante, per mia fè, v’è qualche cosa anche per me. Le caratteristiche del luogo sono la temperatura (bassa!) della sala studio, la grande cortesia di Ghislaine Courtet, documentaliste1, e la postura atipica del museo nei confronti delle fotografie. Non ostante alcune piacevoli sorprese, tra gli altri il Metropolitan Museum, le fotografie delle opere vengono viste come un capitale da difendere piuttosto che una risorsa da offrire. Da Besançon, invece, ho ricevuto alcuni mesi fa, le fotografie delle opere che mi interessavano, ad alta definizione: 359 Mb in tutto.

Considerato che si tratta di dimensioni che escludono la possibilità di utilizzare la posta elettronica (che di solito limita ad una o due decine di Mb la taglia degli allegati) mi è parso (sì, è da tempo, alcuni mesi, appunto, che questo pezzo giace nel mio archivio in attesa di essere portato a termine) che si trattasse di un’occasione utile per parlare delle opzioni per il trasferimento dei documenti informatici. Sicuramente un gran numero degli scambi di questo tipo avvengono ancora oggi per via e-pistolare (posta elettronica, appunto), eppure sono ormai presenti degli strumenti più efficaci allo scopo. Se questo resta ancora per molti lo strumento più immediato, esistono in effetti diversi punti a sfavore di questa soluzione: una situazione perfettamente riassunta in questa vignetta e nel suo commento celato.

Spedire documenti può essere complicato
Dal ben riconoscibile xkcd.

Prima di esporre alcune soluzioni alla questione, volevo segnalare perché, anche quando è possibile, usare la posta elettronica è ricorrere ad uno strumento non perfettamente adatto e con effetti collaterali sgradevoli. Quando, tramite una connessione internet, accedete alla vostra casella di posta, state interrogando un computer, un server di posta, perennemente acceso perché, in qualunque momento lo vogliate, quest’operazione, semplicissima, sia possibile. Non è tuttavia su un solo supporto che sono custoditi i vostri dati: se così fosse, quando il disco fisso su cui sono stati salvati si romperà (succederà, è solo una questione di tempo, e vale anche per il disco fisso del vostro computer: pensate prima di allora a salvaguardare i vostri dati), la vostra posta elettronica sarebbe irrimediabilmente persa. Per evitare questo, è su multipli supporti che vengono conservati i vostri dati (ed è così che ciascuno dovrebbe fare con i dati che non vuole perdere). È così che, moltiplicando le necessità di ogni cliente per il numero di clienti, le società che lavorano in questo settore arrivano a costruire delle strutture imponenti, con un cospicuo numero di server, perennemente accesi, e sistemi di raffreddamento per permettere loro di funzionare al meglio: i centri dati, o data center.
I data center sono considerati tra i maggiori consumatori di energia al mondo: si calcola che tra il 2 ed il 4 percento dell’energia totale consumata ogni anno nel mondo vada ad alimentare i data center e le strutture dell’IT (Information Technology) in genere, tanto che l’elettricità sarebbe la principale voce di spesa di Google e che ogni cinque anni il consumo di energia elettrica raddoppierebbe: uno dei numerosi motivi per cui la corsa alle tecnologie tra le nuvole, il cloud computing, non mi piace punto.

Ora, posto che, seppure spesso il servizio di posta elettronica è gratuito, ha un costo per il nostro pianeta, diventa importante prenderne coscienza ed agire coscenziosamente: non facendo crescere inutilmente il volume dello spazio occupato, per esempio, cosa che rischia di accadere, invece, usando la posta elettronica per trasferire dei documenti.
Inviando per posta elettronica un documento ad un altro indirizzo, questo passa dal vostro computer (1) al vostro server di posta, un altro computer (2), da lì va al server di posta del destinatario (3) e, infine, al computer del destinatario (4). Al crescere della capienza delle caselle di posta elettronica, si è persa l’abitudine di cancellare i messaggi vecchi che vengono ormai conservati in maniera praticamente definitiva, il che significa che i computer 2 e 3 conserveranno il documento (come abbiamo detto, copiato su più supporti), spesso senza che ve ne siano né utilità né necessità, mentre almeno uno di questi due passaggi può essere eliminato.

Se tutti usassimo più consapevolmente internet, tanta parte del suo contenuto attuale verrebbe meno, e non sarebbe necessariamente una perdita grave: internet, nel 2005, pesava solo 50 grammi, ma consuma, parrebbe, 40 miliardi di Watt (120 se si contano, oltre ai serve, anche i computer semplicemente connessi alla rete), per non parlare dell’occupazione del suolo2.

Tra non molto, conto completare l’argomento segnalando alcune delle numerose soluzioni percorribili per spostare bit.


  1. Gratitudine a chi mi segnalerà la corretta traduzione italiana. ↩

  2. Analogamente, sarebbe importante una maggiore consapevolezza del costo umano e sociale delle materie prime alla base di quasi tutta la nostra tecnologia informatica. ↩

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