Anagrafe dei bit: nominare le immagini

Questo articolo non sarebbe necessario: ho già detto tutto, praticamente, con un’immagine che illustrava il brano sul catalogo in linea del Met. I più attenti, quindi, hanno già notato che modello uso per nominare le fotografie di opere, modello suscettibile di essere adattato (soprattutto, come spesso è il caso, se l’informazione non è disponibile).

Artista, Soprannome (Città data di nascita – Città data di morte) – Titolo, data esecuzione, tecnica, hxlcm, n.inventario, Città, Museo|numero progressivo

Luogo e data

Un modello semplice, che sfrutta la possibilità offerta dai sistemi basati su Linux di nominare con grande libertà i documenti: libertà per il numero dei caratteri (non ho contato, ma di rado devo riassumere un titolo) e per i caratteri stessi, dato che solo i due punti non sono accettati. Non so quali limiti potrebbero sorgere cercando di applicare su Windows questo schema, ed anzi ogni commento in merito è benvenuto.

Se non ho informazioni sulle città di nascita e morte degli artisti, le informazioni tra parentesi vengono condensate riducendo gli spazi.
Molte sono le possibilità di variazione in caso di date: se la data è incerta una v, non separata da spazi; se esiste una forchetta cronologica, una barra /, con solamente le cifre necessarie; se un’opera si è protratta per diversi anni, il trattino , anche qui, riducendo al minimo la ridondanza di cifre. v e / possono essere associati, se l’autore della scheda dell’opera. Qualche esempio.

Abraham de Verwer (v1585-1650) […]

Annibale Carracci (Bologna b3/11/1560 – Roma 15/7/1609) – Galleria Farnese, 1597-1601 [la b segnala che si tratta della data del battesimo]
Amico Aspertini (1473/5-1552) […]

Niccolò Monti (1780- ?) […]

Niccolò Frangipane (doc1563-†1597)[…] [con Mac il segnoappare con la combinazione alt x ]
Niccolò Pomarancio (1516-post1596)[…]

Adolph Friedrich von Menzel (1815-1905) – Quatre études d’un hérisson, v1840/5

Tecnica

Ho preso l’abitudine di indicare segnalare il supporto con una barra obliqua / e solo dopo molto tempo mi sono reso conto che in questo caso l’abbreviazione poteva essere pericolosa. O/t: sarà olio su tavola o olio su tela? Io ora scrivo così:

olio/tela

olio/tavola

h/panneau

h/toile

Ö/Leinwand

Ö/Holz

o/canvas

o/wood

Raramente mi capita di impiegare altre lingue.

Collocazione

Certi musei sono troppo noti perché si segnali la città in cui si trovano, certuni sono troppo importanti per scriverli per esteso, o quanto meno così pensavo all’inizio della creazione del mio archivio fotografico, prendendo l’abitudine di saltare talvolta la città, di abbreviare il nome dell’istituzione in una maniera che, a posteriori, mi sembra talvolta ingiustificata. Per il momento, però, tendo ad attenermi alle scelte di un tempo.

Non tutte le opere sono però conservate in collezioni museali. In caso di un’opera presente sul mercato antiquario annoto il proprietario e l’anno in cui è stata comunicata la presenza dell’opera. In caso si tratti di un’opera venduta ad un’asta, invece, tratto il numero del lotto e quello della vendita come se fossero numeri di inventario, seguiti dal nome della casa d’aste e dalla data della vendita.

[…] Galleria Borghese
[…] Albertina
[…] Capodimonte
[…] GDSU (ossia Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi) […] NG (ossia National Gallery)
[…] NGA (ossia National Gallery of Art)
[…] MET (ossia Metropolitan Museum of Art)
[…] GNS (ossia Gabinetto Nazionale delle Stampe) […] Galerie De Bayser 2011
[…] lot27, sale 7066, Christie’s 5/7/2005

Numero progressivo

Perché un numero progressivo alla fine di tutte queste informazioni? In effetti ci è voluto del tempo perché la necessità mi apparisse chiaramente. La risposta è già nell’articolo sul nuovo catalogo in linea del Metropolitan Museum of Art: dopo avere acquisito un’immagine ad una data qualità, può capitare di trovarne altre ad una migliore definizione, o decisamente altre fotografie che rappresentano dettagli, documenti di stati passati. Come integrarli? Il numero progressivo risponde alla domanda, per me: come 1 cerco di tenere la migliore vista d’insieme, seguita dalle altre viste d’insieme a qualità progressivamente inferiori; poi i dettagli ed infine i vecchi stati.

Questo ordine ha una conseguenza: fa sì che, in caso acquisisca una nuova immagine di un’opera, migliore di quelle che avevo prima, io debba fare scalare i numeri dei documenti già acquisiti: può dare noja, io uso (anche) per questo un programma per Mac, A Better Finder Rename [en] che è in vendita per 19,95 dollari statunitensi: i miei bisogni potrebbero facilmente essere soddisfatti con mezzi gratuiti, ma per questo ancora non ho le competenze necessarie.

Lingua

Non è un aspetto secondario, quello della lingua della scheda: adottare quella del museo che conserva l’opera, della regione in cui venne creata? Io opto per la semplicità e mi limito a riportare il titolo dato dalla legenda che si accompagna all’immagine e, in caso l’immagine sia sprovvista di legenda, adotto la lingua del paese in cui l’opera si trova. Indicazioni che non valgono però per il nome dell’autore, che cerco di trascrivere sempre nell’idioma nativo dell’artista.

A questo punto è facile e forse anche necessario, organizzare le immagini e farne un archivio.

E voi, come nominate le vostre immagini? Se ho dimenticato qualcosa, segnalatemelo pure.

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3 thoughts on “Anagrafe dei bit: nominare le immagini

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