La biblioteca dell’INHA, meglio virtuale che reale?

Non è solo perché si trova in centro, di fronte all’istituto in cui hanno quasi tutti lezione, che gli studenti ed i professori di storia dell’arte prediligono la Bibliothèque de l’INHA, è anche perché si tratta oggettivamente di una tra le collezioni più importanti per la disciplina (molto meno fornita per l’archeologia) della città. Un domani, grazie alla fusione con altre collezioni, sarà anche più completa, ma oggi è una biblioteca che impone assurde limitazioni talvolta poco facili da tollerare: i posti a disposizione sono pochi; non è possibile avere internet sul proprio computer; solo una parte molto ristretta della collezione è in libero accesso; si possono chiedere solo dodici volumi al giorno, sei per ogni mezza giornata, ma non più di tre per volta; da mezzogiorno all’una (se non erro) non si possono fare fotocopie.

Eppure i servizi offerti da una biblioteca possono non limitarsi a quelli che ospitano le sue mura (è alla radice dell’idea della biblioteca pervasiva di cui parla Enrico Francese qui e poi di nuovo qui). L’Institut National d’Histoire de l’Art si è per esempio lanciato in una campagna di digitalizzazione dei suoi fondi che avanza con costanza e che inizia a fornire risultati interessanti (e necessari, dato che consultare i suoi fondi patrimoniali è, talvolta, estremamente complicato). Non avete trovato posto alla biblioteca dell’INHA, è già chiusa, è troppo lontana? Approfittate della biblioteca digitale e seguite i suoi progressi mensili.

Ripassare gli elementi di un archivio fotografico

Come abbia organizzato il mio archivio fotografico digitale, è scritto (, , e qui).
Quel che non ho detto è che io non uso questo archivio solo per ricercare, puntualmente, delle immagini che mi interessino (per fare confronti, per controllare o altro), ma continuamente, per ripassarle di frequente: è il mio salvaschermo.

Che sia tutto l’archivio o solo una parte (un artista, solo una certa categoria delle sue opere, ad esempio), grazie all’organizzazione per cartelle è facile richiedere che il salvaschermo sia realizzato proiettando le immagini che ci interessano. Immagino sia semplice da fare anche su Windows, ma posso indicare la procedura solo per Mac.

Preferenze di Sistema, Scrivania e Salvaschermo
Dalle Preferenze di Sistema, si sceglie il pannello che riguarda Scrivania e Salvaschermo

Selezionare la cartella
Grazie al tasto + si può scegliere la cartella che ci interessa

E già a questo punto, tutto è concluso. Per regolare le modalità di visualizzazione, io scelgo il primo dei tasti di stile, quello in azzurro, sotto il dipinto, in questa seconda illustrazione. Il tasto Opzioni, invece, permette di controllare un menù ulteriore che io ho regolato così

Salvaschermo, Opzioni: Senza un ordine preciso; (Mantieni le diapositive centrate)

Archivio fotografico, il dono dell’ubiquità

Parlando della mia organizzazione dell’archivio fotografico digitale ho dimenticato di segnalare come risolvere il problema di una classificazione molteplice. Può capitare perché non è chiaro a che contesto ricondurre un’opera, o, come in questo caso, perché più autori hanno contribuito alla sua realizzazione: Petrus Paulus Rubens (Siegen 28/6/1577 – Antwerp 30/5/1640) Pieter Snayers (Antwerpen 1592 – Bruxelles 1666)- Henri IV à la bataille d’Ivry, h/toile, Rubenshuis (se vi interessa, lo trovate qui: nl, fr, en, de).

Ho inserito l’immagine nella cartella relativa a Rubens, dopo di che, con un clic destro ho creato un collegamento (alias nel gergo di Mac OS X) e l’ho alloggiato nella cartella di Pieter Snayers.

Per chiunque…

Per chiunque sappia usare una tastiera e la voglia usare per scrivere di ricerche. Perché non serve più di questo per aprire un blog, posto che chi è qui sa aprire una pagina internet, altro requisito [fr] importante.

Si può usare, come me WordPress [it], oppure Blogger [it] offerto da Google, Tumblr [en], ottime soluzioni di certo. Il mio consiglio, però, è di aprire un blog qui [fr e en]. Perché? Perché non si tratta, come per gli altri, di soggetti commerciali generici, ma di un progetto di un laboratorio [fr] del CNRS (l’equivalente francese del CNR) rivolto specificamente agli studiosi. E benché nasca in Francia ed in francese, Hypothèses.org vuole essere una comunità (già 265 blog!) internazionale [fr, en]. Se volete aprire un blog forse è per confrontarvi con altri; per dare idee e ricevere commenti; per interrogare e attendere risposte; per aumentare entropia intellettuale e generare qualcosa di inatteso: farlo all’interno di una comunità scientifica è un’ottima premessa perché tutto ciò avvenga!

Su Hypothèses.org esistono già alcuni blog affini alla storia dell’arte (e lì sarebbe Zeriuno, se solo avessi saputo di questa possibilità, a suo tempo, ma inizio a riflettere alla possibilità di una migrazione dato che anche questa piattaforma sembra basata su WordPress), li segnalo alla fine dell’articolo.

Sì, ma… volete aprire un blog? Ho spiegato perché ho aperto il mio, e forse anche le parole dei colleghi di Storie dell’arte possono offrirvi degli spunti.

Avevamo bisogno di uno strumento di comunicazione più semplice, immediato e flessibile di una rivista on line. Sentiamo infatti molto forte l’urgenza di conciliare studio e comunicazione, potenzialità degli strumenti digitali per la ri­cerca, le cosiddette digital humanities, ed essere presenti in rete con il nostro punto di vista e la nostra formazione. Un’esigenza ancora più evidente da quando si discute, specie nel mondo anglosassone, di nuove prospettive della divulga­zione storico-artistica tra internet ed editoria digitale.

Non ho l’abilità d’un venditore porta a porta, ma forse tentennate già, forse vi ho convinti. In ogni caso sappiate che potete aprire il vostro blog su hypothèses.org dopo avere risposto a qualche semplice domanda in francese o in inglese. L’italiano manca ancora, forse verrà grazie a voi!

In qualunque lingua decidiate di scrivere, comunque, fatemelo sapere, perché vi segua e segnali i vostri blog!

Relire l’entre-deux-guerres : histoire des arts de 1919 à 1939 [fr]

Ce groupe, initié par François Robichon et Céline De Potter à l’Université Charles-de-Gaulle-Lille 3, a pour objectif de recenser les activités de recherche menées en France ou à l’étranger qui concernent l’histoire des arts de 1919 à 1939.

SIGALES [fr]

Société internationale de génétique artistique, littéraire et scientifique) est une Association loi de 1901, créée en 2009 pour regrouper tous ceux qui sont intéressés par les manuscrits modernes et, plus généralement, par l’étude des processus de création et de leurs archives.

ALKA, recherches en art contemporain, jeunesse et féminisme [fr]

Carnet de recherches du master 2 pro MTI de l’université Paris 13, axé sur la culture (arts, jeunesse, médiation) et la communication par le texte et l’image, et du sous-groupe de recherche ALKA (université Paris 13).

ARTOBS Le blog du groupe Art contemporain, Département recherche du C2RMF [fr]

L’art contemporain confronté aux phénomènes d’obsolescence technologique.1

Déjà là. Esthétique, art contemporain et numérique [fr]

Ce carnet de recherche examine comment les technologies, et plus précisément Internet et la révolution numérique, restructurent continuellement notre environnement sensible et intelligible […]

Études Italiennes [fr]

Ce carnet présente l’ensemble de l’activité scientifique, culturelle et pédagogique d’ELCI (Équipe de recherche Littérature et Culture Italiennes – EA 1496) et de l’UFR d’Italien et Roumain de l’Université Paris-Sorbonne.

Frontières du patrimoine: circulation des savoirs, des objets et œuvres d’art [fr]

Ce carnet de recherche restitue le contenu du séminaire Frontières du patrimoine, organisé depuis novembre 2009 au Centre de recherches interdisciplinaires sur l’Allemagne (CRIA-EHESS), par Nabila Oulebsir (CRIA-EHESS / Université de Poitiers), à laquelle se sont associés en novembre 2010, Dominique Poulot (Université Panthéon-Sorbonne) et Astrid Swenson (Brunel University, London), et puis en novembre 2011, Laurier Turgeon (Université Laval, Québec).

INTRU [fr]
Créée en 2008, la Jeune Equipe InTRu réunit des chercheurs issus de l’université, des musées et de différentes institutions publiques autour d’une réflexion historique et méthodologique sur les modèles de circulation, transfert et légitimation de la création (arts visuels, littérature, architecture), les processus de glissement d’un médium à un autre (arts visuels, musique, danse, architecture, littérature) et les principes hiérarchiques souvent implicites à la pratique traditionnelle de l’histoire de l’art (image/texte, culture de masse/beaux-arts, banal/exceptionnel).

Ed infine ho scoperto un blog fratello, L’observatoire critique. Etude des ressources numériques pour l’histoire de l’art [fr]
.
L’observatoire critique se nourrit de la veille du Web qui concerne la discipline de l’histoire de l’art […]

Archivio fotografico

Un archivio, si diceva.

Come? Molto semplicemente, con delle cartelle, una per artista, riunite dentro una che fa da contenitore a tutto l’archivio. Le opere anonime sono riunite dentro cartelle che ne identificano l’area, come Manifattura africana, Manifattura italiana.

Alcuni artisti, pochi, meritano una classificazione ulteriore per il numero di immagini che ne conservo, per l’attenzione che porto loro e, quindi, per una maggiore efficacia di consultazione.

In questi casi la successione delle cartelle si articola così (ogni indica un livello di cartelle ulteriore)

->Artista, Soprannome (Date e luoghi)

––>Tipo di opera Ossia Disegni o Dipiniti, Sculture e via di seguito ed identificativo dell’artista
—–—>Città, Istituzione Seguito da | Nome della cartella superiore*
—–—>Città, Istituzione…

—–>Tipo di opera2

—–—>…

Cosa intendo per | Nome della cartella superiore, per identificativo dell’artista e perché aggiungerli? Un esempio pratico: nella mia cartella dedicata a Lorenzo Lotto stanno 10 cartelle, il nome di ciascuna inizia con un numero, progressivo, poi .LL, per Lorenzo Lotto, ed la qualificicazione della categoria delle opere, ossia.

1.LL Disegni
2.LL Dipinti

Il numero mi permette di stabilire in maniera forzosa l’ordine della visualizzazione delle cartelle secondo quel che più mi interessa (quindi i Dipinti vengono dopo i Disegni), e di muovermi tra le cartelle rapidamente con la tastiera con un solo tasto (per distinguere Disegni e Dipinti, altrimenti servirebbero tre tasti). Il punto ha solo una funzione estetica, potrebbe non esserci o essere sostituito da uno spazio, mentre l’identificativo dell’artista è funzionale e mi permette di sapere, quandunque io trovi quella cartella fuori dal contesto della disposizione gerarchica (per esempio tramite la funzione di ricerca, lo strumento precipuo del mio computer ai miei occhi) a cosa si riferisce questo, altrimenti enigmatico Disegni. LL diventa quindi l’identificativo di Lorenzo Lotto, e viene riutilizzato al livello inferiore.

Avignon, Musée Calvet | LL Disegni

La città, l’istuzione primo elemento: non era stata la mia prima idea, ma ho abbandonato perché trovarsi di fronte a venti cartelle che iniziano tute con *LL Disegni | * non è pratico per selezionare velocemente quella che si cerca. Anche qui una parte del nome della cartella serve per identificarla in maniera univoca e non rischiare di confondere, ad esempio, due cartelle consacrate al Musée Calvet ma che contengono artisti diversi.

È così che organizzo la mia fototeca digitale, strumento fondamentale per chi non si limita a giocare a carte. Che ne pensate, che soluzioni adottate, voi?

Anagrafe dei bit: nominare le immagini

Questo articolo non sarebbe necessario: ho già detto tutto, praticamente, con un’immagine che illustrava il brano sul catalogo in linea del Met. I più attenti, quindi, hanno già notato che modello uso per nominare le fotografie di opere, modello suscettibile di essere adattato (soprattutto, come spesso è il caso, se l’informazione non è disponibile).

Artista, Soprannome (Città data di nascita – Città data di morte) – Titolo, data esecuzione, tecnica, hxlcm, n.inventario, Città, Museo|numero progressivo

Luogo e data

Un modello semplice, che sfrutta la possibilità offerta dai sistemi basati su Linux di nominare con grande libertà i documenti: libertà per il numero dei caratteri (non ho contato, ma di rado devo riassumere un titolo) e per i caratteri stessi, dato che solo i due punti non sono accettati. Non so quali limiti potrebbero sorgere cercando di applicare su Windows questo schema, ed anzi ogni commento in merito è benvenuto.

Se non ho informazioni sulle città di nascita e morte degli artisti, le informazioni tra parentesi vengono condensate riducendo gli spazi.
Molte sono le possibilità di variazione in caso di date: se la data è incerta una v, non separata da spazi; se esiste una forchetta cronologica, una barra /, con solamente le cifre necessarie; se un’opera si è protratta per diversi anni, il trattino -, anche qui, riducendo al minimo la ridondanza di cifre. v e / possono essere associati, se l’autore della scheda dell’opera. Qualche esempio.

Abraham de Verwer (v1585-1650) […]

Annibale Carracci (Bologna b3/11/1560 – Roma 15/7/1609) – Galleria Farnese, 1597-1601 [la b segnala che si tratta della data del battesimo]
Amico Aspertini (1473/5-1552) […]

Niccolò Monti (1780- ?) […]

Niccolò Frangipane (doc1563-†1597)[…] [con Mac il segnoappare con la combinazione alt x ]
Niccolò Pomarancio (1516-post1596)[…]

Adolph Friedrich von Menzel (1815-1905) – Quatre études d’un hérisson, v1840/5

Tecnica

Ho preso l’abitudine di indicare segnalare il supporto con una barra obliqua / e solo dopo molto tempo mi sono reso conto che in questo caso l’abbreviazione poteva essere pericolosa. O/t: sarà olio su tavola o olio su tela? Io ora scrivo così:

olio/tela

olio/tavola

h/panneau

h/toile

Ö/Leinwand

Ö/Holz

o/canvas

o/wood

Raramente mi capita di impiegare altre lingue.

Collocazione

Certi musei sono troppo noti perché si segnali la città in cui si trovano, certuni sono troppo importanti per scriverli per esteso, o quanto meno così pensavo all’inizio della creazione del mio archivio fotografico, prendendo l’abitudine di saltare talvolta la città, di abbreviare il nome dell’istituzione in una maniera che, a posteriori, mi sembra talvolta ingiustificata. Per il momento, però, tendo ad attenermi alle scelte di un tempo.

Non tutte le opere sono però conservate in collezioni museali. In caso di un’opera presente sul mercato antiquario annoto il proprietario e l’anno in cui è stata comunicata la presenza dell’opera. In caso si tratti di un’opera venduta ad un’asta, invece, tratto il numero del lotto e quello della vendita come se fossero numeri di inventario, seguiti dal nome della casa d’aste e dalla data della vendita.

[…] Galleria Borghese
[…] Albertina
[…] Capodimonte
[…] GDSU (ossia Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi) […] NG (ossia National Gallery)
[…] NGA (ossia National Gallery of Art)
[…] MET (ossia Metropolitan Museum of Art)
[…] GNS (ossia Gabinetto Nazionale delle Stampe) […] Galerie De Bayser 2011
[…] lot27, sale 7066, Christie’s 5/7/2005

Numero progressivo

Perché un numero progressivo alla fine di tutte queste informazioni? In effetti ci è voluto del tempo perché la necessità mi apparisse chiaramente. La risposta è già nell’articolo sul nuovo catalogo in linea del Metropolitan Museum of Art: dopo avere acquisito un’immagine ad una data qualità, può capitare di trovarne altre ad una migliore definizione, o decisamente altre fotografie che rappresentano dettagli, documenti di stati passati. Come integrarli? Il numero progressivo risponde alla domanda, per me: come 1 cerco di tenere la migliore vista d’insieme, seguita dalle altre viste d’insieme a qualità progressivamente inferiori; poi i dettagli ed infine i vecchi stati.

Questo ordine ha una conseguenza: fa sì che, in caso acquisisca una nuova immagine di un’opera, migliore di quelle che avevo prima, io debba fare scalare i numeri dei documenti già acquisiti: può dare noja, io uso (anche) per questo un programma per Mac, A Better Finder Rename [en] che è in vendita per 19,95 dollari statunitensi: i miei bisogni potrebbero facilmente essere soddisfatti con mezzi gratuiti, ma per questo ancora non ho le competenze necessarie.

Lingua

Non è un aspetto secondario, quello della lingua della scheda: adottare quella del museo che conserva l’opera, della regione in cui venne creata? Io opto per la semplicità e mi limito a riportare il titolo dato dalla legenda che si accompagna all’immagine e, in caso l’immagine sia sprovvista di legenda, adotto la lingua del paese in cui l’opera si trova. Indicazioni che non valgono però per il nome dell’autore, che cerco di trascrivere sempre nell’idioma nativo dell’artista.

A questo punto è facile e forse anche necessario, organizzare le immagini e farne un archivio.

E voi, come nominate le vostre immagini? Se ho dimenticato qualcosa, segnalatemelo pure.

Mellel, supplire alla mancanza dei commenti: note ed evidenziatore

Mi sono già lamentato della mancanza della possibilità di inserire commenti all’interno dei file di Mellel, così come se ne sono lamentati alcuni utenti di Mellel che richiedono [en] compaia questo strumento nella prossima versione del programma, la 3.0.

Avevo anche segnalato la possibilità di servirsi delle note, in Mellel particolarmente ricche, per ovviare a questa mancanza, e promesso di dire di più sull’argomento: iniziando a lavorare con questo programma sono riuscito a indagare sulle note, ma ho anche scoperto l’utilità dell’evidenziatore, che presento per primo.

Evidenziatore

In che misura l’evidenziatore può sostituire i commenti? Prima di arrivare alla sua versione definitiva, sappiamo, un testo vive, più o meno a lungo, con alcune imperfezioni e punti da rivedere (un riferimento bibliografico da completare; una citazione da verificare; una data approssimata; un sinonimo da cercare e tanti altri casi possibili). I commenti possono servire per rendere conto di questi appunti.

Commenti che segnalano punti da rivedere
Una schermata di Pages (lo stesso si può fare con Word) con dei commenti

L’evidenziatore di Mellel può essere paragonato alle etichette del Finder di Mac OS X (cui si accede dalle preferenze del Finder, cmd ,).

Preferenze del Finder, Etichette
La personalizzazione dei nomi delle etichette è utile per una gestione di contenuti distribuiti trasversalmente tra le cartelle, utile da accoppiare alle cartelle intelligenti.

Analogamente, tra le preferenze di Mellel, tramite un doppio clic sul nome del colore, abbiamo la possibilità di rinominare i colori dell’evidenziatore; l’importante non è tanto rinominare, quanto associare una funzione ad ogni colore.

Rinominare i colori dell'evidenziatore in Mellel

Associando ad ogni colore un significato preciso, anche l’evidenziatore di Mellel può servire alla stessa funzione dei commenti di cui parlavamo: la funzione sarà ricordata dalla tavolozza dell’evidenziatore

Tavolozza degli evidenziatori in Mellel
Mellel vi ricorda il nome di ogni evidenziatore, superfluo se il nome è descrittivo del colore, utile se indica una funzione

Nel menù, tre pulsanti permettono di gestire lo strumento: uno per appuntare i punti da tenere presente al momento della revisione;

Il tasto per evidenziare, in Mellel
Una volta selezionato il passo da evidenziare, il tasto con il disegno della mano permette di applicare il colore

e due per procedere alla revisione scorrendo, senza possibilità di saltarne per inavvertenza, i brani evidenziati.

Tasto "Trova il precedente testo evidenziato"
Il tasto in alto scorre il testo che precede alla ricerca di un passo evidenziato

Tasto "Trova il successivo testo evidenziato"
Il tasto intermedio scorre il testo che segue alla ricerca di un passo evidenziato

L’evidenziatore, che modifica una parte del corpo del testo, risulta forse meno visibile ad una scorsa rapida, quindi, che non un commento, che dal corpo del testo si sporge, richiamando più facilmente l’occhio, e non permette di associare un testo al brano selezionato. L’evidenziatore consente però di associare una categoria al colore e di scorrere in maniera automatizzata i brani evidenziati, supplendo alla minore visibilità dello strumento.

Le note

Personalizzabili, Mellel fa delle note uno strumento particolarmente flessibile ed utile. Potrebbero essere usate sia durante la stesura del testo che durante una revisione per segnalare, tramite una serie di note apposita, dei passaggi da rivedere, delle lacune da colmare.

Modificare il formato delle note
La prima cosa da fare è aprire il pannello per modificare il formato delle note.

<img title="Aggiungere una serie di note, rinominarla" src="http://img268.imageshack.us/img268/8776/schermata20111017a20394.png&quot; alt="Aggiungere una serie, con il tasto + a sinistra e rinominarla a piacere.” />
Aggiungere una serie, con il tasto + a sinistra e rinominarla a piacere.

Creare un comando da tastiera per l'inserimento di una nuova nota
Io uso moltissimo i comandi da tastiera, la possibilità di associare così facilmente una scorciatoia alla creazione di una nota è un grande pregio di Mellel ai miei occhi (e per la prima serie di note una combinazione, Alt N, è associata alla creazione di una nuova nota.

Modificare il simbolo di riferimento associato alla serie di note prescelta
Modificare, a destra, il simbolo che compare nel corpo del testo per segnalare la presenza di una nota (se non vogliamo che si usino i numeri arabi, poco adatti, credo, a richiamare l’attenzione)

Modificare il simbolo del piè di pagina associato alla nota
Modificare, a destra e in basso, il simbolo che compare nel piè di pagina, altrimenti non vi sarebbe corrispondenza con i simboli scelti per il testo

Associare un colore alla serie di note
Eventualmente associare un colore specifico alla serie di note creata, perché questi appunti siano più visibili

Come sempre, Mellel non è immediato, ma richiede di essere capito e regolato in base alle proprie esigenze ed attese. Scoprirne le funzioni, però, è abbastanza semplice, e questo si accompagna ad una sorprendente flessibilità.
Per la versione 3.0, però, anch’io vorrei i commenti!

Cataloghi in linea si rinnovano: OPAC SBN (e Europeana)

L’OPAC SBN [it, en] si è recentemente aggiornato, ed è piacevole osservare che prende in considerazione come un catalogo, ormai, possa dirsi efficiente se a disposizione di chi lo consulta non mette solo delle informazioni ma anche i mezzi per servirsene1. Al di là della veste grafica e di tutte le novità introdotte [it], per ora mi preme sottolineare alcuni aspetti, forse non tutti dovuti alla nuova versione. Tuttavia che siano eredità della versione vecchia o frutto della nuova livrea, la loro pertinenza non cambia.

Osservazioni

Nella ricerca monocampo, in home page, vengono presentati “suggerimenti”, basati sulle ricerche effettuate dagli utenti.2

Partendo dall’inizio, lanciare una ricerca, constato che questa novità ancora non mi è risultata utile: io e gli altri utenti non sembriamo proprio in sintonia.

detlef hei... heidegger

Fatto curioso, il campo di ricerca è case sensitive (ossia distingue tra maiuscole e minuscole, quindi A≠a).

Giulio Bor... giulio
I suggerimenti usando le maiuscole.

giulio bor... borromeo carlo
I suggerimenti usando le minuscole, senza sorprese più numerosi.

Svolta la ricerca, i risultati possono essere stampati o inviati a un dato indirizzo di posta elettronica, sia quelli selezionati, sia tutti i risultati, senza doverli selezionare tutti, uno dopo l’altro.
Scegliendo Stampa si ottiene una visualizzazione spoglia, che, a seconda delle possibilità che offre il vostro computer, può essere anche salvata come documento pdf.

Visualizzare, stampare, inviare le schede

Phyllis Dearborn Massar, Felice Giani Drawings at the Copper-Hewitt Museum
La visualizzazione per la stampa.

Un pdf a partire dalla visualizzazione per la stampa
Farne un documento pdf, in Mac OS X.

Ottimo, eppure qualcosa, manca già ad una prima occhiata. Un dettaglio, ma niente affatto inutile: un tasto che selezioni tutti i risultati della pagina; eventualmente, si possono poi rimuovere dalla lista due o tre titoli ed scegliere così sette schede su dieci con quattro gesti. Una miglioria che, spero, apparirà.

Al di là dei risultati, una ricerca mostra anche una serie di filtri, a destra, dove sono anche i numeri delle pagine (i numeri forse sono poco messi in evidenza), utili sia per raffinare la ricerca che per allargarla.

I filtri, a destra

È sempre lo stesso sito, ho solo cambiato le opzioni di visualizzazione, premendo sulla A bianca su sfondo nero che vedere sopra al logo del Mibac.

Punti critici

Un catalogo, lo dicevamo, deve anche permettere a chi lo consulta di usare le informazioni, ed abbiamo già visto come qualcosa sia previsto a questo scopo, ma non si tratta dell’unico aspetto da segnalare in merito.

Viene offerta la possibilità di costruire bibliografie con strumenti quali Endnote, Refworks, etc.

Questa è una delle novità segnalate. Io già sentii parlare di Refworks, e persino aprii un conto. Ma all’epoca non ne avevo bisogno ed era uno strumento largamente al di sopra delle mie necessità. Qualche lettore usa uno dei due programmi citati?
Endnote [en] è un programma per Windows e Mac, a pagamento [it]. RefWorks [en] è, analogamente, un servizio a pagamento, ma in linea. Molti possono accedervi grazie agli abbonamenti che spesso scelgono di sottoscrivere le istituzioni (nel mio caso fu tramite l’università)3.

Io trovo lodevole che si sia voluto facilitare il lavoro dei ricercatori. Sono perplesso, tuttavia, per la scelta, da parte di un’istituzione pubblica, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, di fornire strumenti specificamente concepiti per un soggetto privato e commerciale, Endnote e Refworks. Questi due, infatti, non sono gli unici sistemi di catalogazione di riferimenti bibliografici: ho già parlato di Bookends (qui e qui) e spero di avere modo in futuro di segnalare Mendeley (che, per esempio, usa [it] Sergio Momesso).
Il nuovo OPAC SBN, dunque, sembra favorire due soggetti, privati e commerciali, tra i varii esistenti, turbando la concorrenza nel settore. Questo fa purtroppo di una scelta nata da una preoccupazione giusta ed alimentata da buone intenzioni una decisione critica e criticabile. Eppure questa non è e non vuole essere una critica all’ICCU, l’istituzione responsabile dell’OPAC SBN, che non è il solo soggetto ad essersi mostrato un po’ impacciato in questi ambiti4.

Come conciliare diversamente la volontà di aiutare il lavoro dei ricercatori ed i doveri di terzietà ed imparzialità di una istituzione pubblica? In questo caso io credo che una buona soluzione sarebbe l’adozione di standard. Sta all’OPAC SBN ed ai suoi omologhi internazionali scegliere uno standard adatto, eventualmente tramite un dialogo con le parti in causa. In seguito sta ai singoli soggetti privati lavorare per piegare il formato scelto alle loro esigenze specifiche: tutti avrebbero pari possibilità, e sarebbe loro l’onere di lavorare per fornire un servizio migliore di quello dei concorrenti.

Lo dicevo, si tratta di una goffaggine che non va imputata esclusivamente all’ICCU, ma che riguarda quasi tutti gli attori pubblici più attivi oggi. Chi conosce l’entusiasmante progetto di Europeana [autenticamente poliglotta] avrà forse notato che anche questo sito è stato ridisegnato recentemente. Tra le novità, annunciate anche sul loro blog [en], mi ha colpito l’insistenza portata sul ruolo di Facebook [poliglotta a sua volta] (i riquadri rossi sono una mia evidenziatura).

Europana si fregia dell'integrazione di Facebook

E così analogamente, Europeana valorizza uno (due contando Twitter [numerose lingue pure qui]) degli attori commerciali che esistono nell’ambito dei social network (cito solo tre rivali, tra i meno noti: Identi.ca, Diaspora [en] e Quora [en]).

L’argomento è vasto ed ancora poco esplorato, ed una riflessione approfondita in questi ambiti sembra appena iniziata: la presa di posizione del Conseil Supérieur pour l’Audiovisuel francese ha sorpreso, ma deve fare riflettere, noi tutti. I social network sono aziende come le altre, e se non viene fatto per riportare una notizia, nominarli equivale a pubblicizzarli.

Da ultima, una spiegazione. Tra poche righe, in coda a quest’articolo, viene offerta la possibilità di condividere quest’articolo tramite Facebook e Twitter: pubblicità, selta inopportuna? Sicuramente opzione sgradita, a me innanzi tutto, che non l’ho scelta. Quel che ho scelto è stato il tema di WordPress per il mio blog, basandomi su altri parametri, e solo dopo ho scoperto che questo comportava anche i tasti in questione: a differenza dell’ICCU e di Europeana, non ho lavorato per avere questa funzione.
Modificherei il tema per eliminarli, e per apportare qualche altra miglioria al blog, ma per averne la possibilità dovrei pagare una certa cifra a WordPress, e oltre che tempo ed energie non ho (ancora?) deciso di investire finanze in Zeriuno.

Giovedì 3 Novembre 2011

Tutto diventa più semplice quando viene spiegato: basta deselezionare una casella al momento della pubblicazione!


  1. Eppure un catalogo inefficiente purchessia è sempre meglio di un catalogo perfetto che non sia. ↩
  2. Questa citazione e la seguente riportano delle parole del documento che presenta le novità del portale [it] ↩
  3. Osservazione a margine ma non del tutto marginale: prima di contare su questo strumento e analoghi per il proprio lavoro, è bene porsi delle domande in quanto alla durata dell’accessibilità ai dati. Questo annuncio [en] non è che falsamente rassicurante. ↩
  4. Nell’ambito delle applicazioni per telefoni cellulari, per esempio, non si contano le iniziative di istituzioni pubbliche che, con un comportamento dal poco consapevole al colpevole, preferiscono un sistema operativo ad un altro. ↩

Gli strumenti di revisione

Spulciare un inventario, scartabellare all’archivio di stato, leggere degli articoli, riunire le informazioni, trovare la loro articolazione e giungere ad una luminosa, si spera, sintesi: la ricerca si fa da soli. Chiedere e ricevere consigli, esporre le proprie certezze e i propri dubbi, permettere agli altri di seguire un percorso di scoperta e di crescita intellettuale: la ricerca, per fortuna, non si fa da soli.
Potere disporre di un computer e di programmi appositi facilita entrambe le anime della ricerca: per la prima lo sappiamo bene, anche se talvolta ignoriamo (o quanto meno io ignoro) come fare al meglio. Nel secondo caso, invece, uno strumento molto potente ed interessante è ancora poco conosciuto.

Ipotizziamo che Federico stia preparando la sua tesi di laurea e che, trafelato, una settimana prima di consegnarla, chieda a Ernst di dare un’occhiata al suo scritto: Fede trasmette al suo amico il prezioso documento (possibilmente non come allegato di posta elettronica); Ernstino apre ed inizia a leggere: errori ne trova pochi, ma non sono assenti, principalmente gli pare che si divaghi spesso, troppo. Invece di modificare sic et simpliciter, Ernst attiva lo strumento di revisioni. Così, invece di ritrovare un documento nel quale cercare con la lente d’ingrandimento le modifiche perché manca ogni segnalazione, o perdere tempo con evidenziatori di mille colori, il nostro caro Fede potrà seguire ogni modifica proposta dal suo compagnuccio, accettarla o rifiutarla, ma anche leggere e meditare i suoi commenti, per presentare una tesi meritevole.

QuelchevoleteOffice

Per tutti i sistemi operativi (credo e spero, ma non verifico), gratuiti
LibreOffice, OpenOffice: uno nasce dall’altro, ne prende il testimone, poi i due progetti si ricongiungono… la filogenesi di certi programmi è troppo complessa perché io le dedichi l’attenzione necessaria a capirla e seguirne l’evoluzione. Quel che qui importa è che ci sono e anch’essi dispongono di uno strumento di revisione. Pecca (mia?): non sono riucito a trovare la maniera di visualizzare nel dettaglio i cambiamenti.

Inserire un commento in LibreOffice
Inserire un commento in LibreOffice

Strumenti di revisione in LibreOffice
Strumenti di revisione in LibreOffice

Cambiamenti in LibreOffice: a destra un commento; in giallo nel testo le modifiche; a sinistra un tratto verticale segnala la presenza di modifiche, ma non ho trovato la maniera di visualizzarle in dettaglio
Cambiamenti in LibreOffice

Inserire un commento in OpenOffice
Inserire un commento in OpenOffice

Strumenti di revisione in OpenOffice
Strumenti di revisione in OpenOffice

NeoOffice

Per Mac OS X, a sottoscrizione annuale
Questo pacchetto di programmi, solo per Mac, da gratuito è diventato a sottoscrizione (7€ l’anno, se non sbaglio). Non che io abbia nulla da obiettare: la scelta è assolutamente ragionevole; dato che però non ho usato che NeoOffice una volta nella mia vita, ho deciso di non versare il mio obolo, praticamente solo per questo articolo. Immagino che il funzionamento sia analogo a quello dei suoi parenti più o meno prossimi.
Tuttavia, se mi sono sbagliato e se è possibile scaricarlo grauitamente, segnalatemelo pure e lo aggiungerò volentieri.

Word

Per Windows e Mac OS X (ma non credo per Linux), a pagamento
Scioccamente manca la possibilità di inserire commenti per le note a piè di pagina: si può ripiegare su altre soluzioni, come inserirli nel testo (ma sono suscettibili di muoversi in base all’evolvere del testo ed il revisore potrebbe avere uno schermo troppo piccolo per potere vedere commento e nota simultaneamente) o servirsi dell’artigianale testo colorat0.

Lo strumento revisioni in Word
Lo strumento revisioni in Word

Dettagli della revisione in Word
Dettagli della revisione in Word

Inserire un commento in Word
Inserire un commento in Word

Commento e correzione in Word: quasi nulla li distingue, visivamente
Commento e correzione in Word

Pages

Per Mac OS X, a pagamento
Certamente perché è il programma che più ho usato, comunque Pages è lo strumento con il quale, sino ad ora, mi sono trovato meglio. I cambiamenti vengono visualizzati a sinistra, ed i commenti sono consentiti ovunque, pure nelle note. Attenzione però: se dovete condividere un documento con un utente di un altro programma, prendetelo in considerazione sin dall’inizio e, per esempio, non inserite commenti nelle note (saranno cassati al momento dell’esportazione), ma ragionate in termini Word (solo per quest’aspetto, mi raccomando!).

Inserire un commento in Pages
Inserire un commento in Pages

Strumento di revisione in Pages
Strumento di revisione in Pages

In alto a sinistra, la doppia freccia permette di visualizzare o minimizzare commenti ed annotazioni
Visualizzazione revisione in Pages

Sospendere la revisione in Pages
Sospendere la revisione

Visualizzazione della revisione in Pages: commenti in giallo, interventi sul testo in un altro colore (blu per il primo correttore, altre tinte per le mani successive)
Visualizzazione della revisione in Pages

Mellel

Per Mac OS X, a pagamento
Non ho ancora trovato, forse perché non c’è, la possibilità di inserire dei commenti. Per me è una carenza non trascurabile, ma può essere superata grazie ad un altro strumento di Mellel, le note. No, non voglio dire che negli altri programmi di cui abbiamo parlato non ci siano note, ma credo che nessuno di questi permetta un simile lusso in quest’ambito. Mellel permette infatti di creare diversi ordini di note: con numerazione araba, romana, progressione alfabetica, per caratteri greci. Una di queste serie di note può essere usata per dei commenti. Ad ogni modo, meglio avere sempre lo strumento adatto allo scopo: è sciocco usare un pelapatate come cacciavite, e per la versione 3.0 di Mellel diversi utenti hanno già chiesto la presenza dei commenti.

Strumenti di revisione in Mellel
Strumenti di revisione in Mellel

Cambiamenti in Mellel
Cambiamenti in Mellel

Stesso menù: fine della revisione; pausa e navigazione tra le modifiche
Gestione dello strumento di revisione

Ultimi commenti

Tenere conto delle correzioni, sembra un’operazione informatica non semplicissima: in caso di documenti lunghi o con diversi strati di correzioni, Word (di più) e Pages (di meno) tendono a rallentarsi ed a chiudersi, degli altri non so, fatto salvo che la nomea di Mellel è che mai si inchioda, mai rallenta.
Se il lavoro viene realizzato a più mani (e non ad una mano con più occhi a rileggerne l’operato), non escludete la possibilità di azzerare periodicamente le correzioni: dando il comando di accettare tutte le modifiche, potrete evitare il sovrapporsi di troppi strati di correzioni, una distrazione notevole, talvolta.
Infine non dimenticate che è possibile sospendere il rilevamento delle modifiche, quando serve (per inserire una nota cui prima non si era pensato, per esempio), senza perdere le annotazioni già effettuate e potendo sempre riprendere (una volta conclusa).

Infine potete notare, in diverse immagini, come il centro del bottone rosso della finestra del programma sia spesso occupato da un pallino nero: il segnale che il documento non è stato salvato. Se Word ha un sistema di salvataggio automatico, Mac OS X Lion ha il raffinato sistema di Versioni, chi usa iWork con Snow Leopard (e precedenti, sino a Mac OS X 10.4.11) può fare apello all’eccellente e gratuito Autosave4iWork.